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Archive for agosto 2008

A.a.a. micetto cerca casa

Ciao, questo è un annuncio “sociale”. Questo micetto, di 3-4 mesi circa, cerca casa. Se lo volete, o se conoscete qualcuno (affidabile) che lo vuole, fatemelo sapere.

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Manuèl, l’autista del bus (l’ho battezzato io così, nessuno ce lo ha presentato), ha fatto un po’ di pratica in più rispetto a Josè, conosce l’uso delle marce e il freno motore (e con i saliscendi che ci sono qui, serve eccome!). Ci accompagna in aeroporto, e siamo la metà rispetto all’andata. Il dubbio sorge spontaneo: gli altri sono andati via prima o hanno deciso di restare qui per un’altra settimana? Mah!
Una coppia di ragazzi dice che una settimana è bastata e avanzata, per il loro fegato. Nel frattempo, Manuèl vuole farci capire che comunque, anche se guida meglio di Josè, anche lui è imparentato con Alonso…
In aeroporto dobbiamo camminare per mezzora prima di arrivare al gate di partenza, dopodiché possiamo salire sul bus e quindi sull’aereo. E qui cominciano le sorprese. Dietro di noi abbiamo il campione italiano di rutti, che si sente in obbligo di dimostrare a tutti la sua bravura, informando anche quelli dell’aereo a fianco che lui ha fifa di volare. Come se non bastasse, la partenza ritarda. Dopo venti minuti cominciano le proteste e il comandante dice che stanno facendo un’ispezione all’aereo.
L’amico dietro tira una bestemmia e un rutto che meritava un 7,5. Passa altro tempo, nel frattempo nessuno dice cosa succede. Poi, finalmente si viene a sapere che l’autorità civile spagnola ha deciso di fare un controllo completo dell’aereo, per accertarsi che sia a posto. Trovano un buco, pare, nel rivestimento interno del vano bagagli anteriore, quindi prima di partire bisognerà spostare tutte le valige dietro.
Con due ore di ritardo, decolliamo e durante il volo ci vengono anche fornite informazioni sulle località sulle quali passiamo. Arrivati a casa, scopro che mentre il nostro aereo veniva controllato da cima a fondo, a Madrid, un altro aereo, probabilmente non esaminato con la stessa cura, aveva avuto un tremendo incidente…

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Ultimo giorno di mare. Mi sembra giusto che ci siano le nuvole. E il mare molto agitato. Possiamo anche godere dello spettacolo di un Canadair che vola basso basso basso. Le nuvole aumentano ma non c’è un filo di vento. Il sole riesce a far capolino solo per pochi secondi. E’ ora di pranzo e torniamo all’italiano. Dopo l’abbiocco ritorniamo in spiaggia anche se non c’è il sole. L’ultimo bagno è in un mare da sogno. Se l’altro giorno c’erano i cavalloni, oggi ci sono i purosangue: onde molto alte, da bandiera rossa, ma qui il rosso deve essere usato solo come colore nazionale e lasciano solo la bandiera gialla, nonostante il bagnino dal suo seggiolone continui a fischiare come Lo Bello. A chi non si sa, con il fragore delle onde è difficile capire chi venga richiamato. Onde di più di due metri, e tutti a sfidarle. Una mi travolge, facendomi ruzzolare per bene, anche contro il fondo. Ma chi se ne frega: è l’ultimo bagno alle Baleari!

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Mattinata in spiaggia, senza cappellino lasciato in camera. Oggi c’è un bel sole, cielo limpido e un filo di vento che all’inizio crea qualche problema con la tenda. Il mare è un po’ agitato, ma il problema è un altro. Ci sono circa 500 persone per mq sia di spiaggia che di mare. Le meduse sembrano sparite.
Oggi abbiamo deciso che per pranzo saremmo andati al ristorante italiano dell’albergo. E come noi hanno fatto altre 300 persone, stranieri inclusi. L’assalto è come quello che deve aver fatto Attila, anche se qui c’è un animatore che cerca di regolare gli ingressi. Dentro, in coda al self service, una ragazza rimprovera il moroso di essersi fatto superare da sessanta persone. E va avanti per dieci minuti buoni. Eh già, una volta finito quello che c’è fuori, gli altri restano senza cibo. Già immagino i duecento rimasti fuori ad aspettare il loro turno, a disputarsi i sacchetti della spazzatura… Comunque, dopo quasi una settimana riassaggio della pasta che si possa definire tale e della buona carne. Ma c’è un contrappasso: appena finito, un abbiocco da anestetico operatorio si impadronisce di me…

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Oggi giornata in spiaggia. C’è troppo vento che viene dal mare, non si può montare la nostra tenda. Sole pieno. Il vento favorisce la nascita dei cavalloni, e dopo esserci arrostiti al sole per un’ora è il momento di fare il bagno. Non c’è che dire, con il mare mosso ci si diverte di più. Quando usciamo, una bambina è in lacrime. Subito la notizia si sparge sulla spiaggia, nelle diverse lingue, mentre sulle facce di tutti emerge la preoccupazione, i bambini si spaventano e i genitori ancora di più. Il nemico è conosciuto, e proprio per questo temuto: MEDUSE! Tutti in coda per sciacquarsi, ecco cos’è quel bruciore…Ma non me ne preoccupo, per me è l’ora dell’aperitivo e del pranzo. Pomeriggio si vedrà. Pomeriggio che si presenta poi molto nuvoloso. E vabbè…

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Cominciamo con il cestino da picnic. Ti aspetti di trovare un po’ di roba tra cui scegliere per poterti fare il tuo bel cestino. E invece no. Scatolette di tonno (e come lo mangio, lo aspiro o mordo la latta?), fette di salame dolce e piccante, che con i 40° fanno proprio bene, fontina a fette e frutta. E vabbè.
L’autobus, inizialmente previsto per le 8.30, poi spostato alle 9.30, arriva alle 10. Guida tranquilla, Josè non è un fan di Alonso. Il nostro cicerone è abbastanza simpatico, continua però a dirci che i tempi sono stretti.
Problema: c’è una coppia con un figlio odioso, ma i genitori sono pure peggio. Arriviamo a Palma, diretti alla cattedrale gotica, con la navata centrale che è la 4a più alta al mondo. Il Duomo di Milano è secondo.
Dovremmo aver del tempo per girare la città prima di entrare in Chiesa, ma di fatto non ne abbiamo. La cattedrale effettivamente è imponente, ma andiamo velocissimi. Usciamo e passiamo davanti al castello di Belver (si scriverà così? Boh!), a pianta circolare. Abbiamo fretta, dobbiamo andare a Valdemossa, dove c’è una Certosa che ospitò Chopin. Il ragazzino e i genitori continuano con il loro schiamazzi sia in viaggio che nella Certosa. Per loro fortuna, i monaci non ci sono più da un pezzo. Usciamo e in un’ora possiamo girare i negozi. Compro una maglietta per me e una per il nipote, più un piattino decorato alla maniera di Toledo (sottili lamine d’oro) per mammà. Torniamo indietro, ma mi sa che Josè ha nel frattempo scoperto di essere cugino di secondo grado di Alonso. O forse si è scolato un po’ di Sangria mentre ci aspettava…
Dopo due ore (nel frattempo la guida è scesa a un incrocio ed è andata a casa) comincia a venirci un sospetto: Josè si è perso
Stiamo tornando indietro e puntiamo verso l’entroterra anziché verso il mare.
Alla fine, dopo tre ore, arriviamo in albergo…

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La notte è passata meglio della precedente. Aver tenuto aperto tutto il giorno è servito. Ancora nessun effetto collaterale dal cibo. Si va in spiaggia presto. C’è la porziuncola di spaggia raggiungibile attraversando la pineta di ulivi. Possiamo montare la tenda antivento facilmente, ma Eolo prova comunque a strapparla via. Per questa volta però vinco io. Ci cuociamo al sole per un po’, poi si va a fare il bagno. Il primo impatto è al solito traumatico. Sono molto più caldo dell’acqua. Dopo 15’ riesco ad entrare, a mollo non si sente freddo e riesco a raggiungere a nuoto la caletta di cui si intuisce la presenza un po’ più in là. Chissà se c’è un sentiero che porta direttamente lì o bisogna fare tutto il giro. L’acqua è cristallina, pulitissima. Infatti in spiaggia è piantata la bandiera blu 2008. Meno male! Dopo una ventina di minuti devo uscire, Eolo sta provando di nuovo a portarsi via la tenda…

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