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Archive for settembre 2008

Altri incivili

Viale Piave, la via centrale di Limbiate. Per chi lo percorre a piedi, questo è quello che incontra per terra. Queste foto sono state scattate stamattina, domenica 28 settembre 2008. Per non parlare degli innumerevoli e onnipresenti mozziconi di sigaretta, scontrini, pezzetti di carta. Qui non è questione di abitudine, ma proprio di educazione. Neanche civica, ma quella basilare. Un pacchetto vuoto mi infastidisce? Lo butto per terra, tanto poi qualcuno passa a raccoglierlo. Esco con il cane? Poverino, se gli scappa cosa faccio, non gliela faccio fare?
Raccogliere la sua cacca? Ma sei fuori di testa? E’ un concime naturale! Infatti è noto che il cemento, fertilizzato con le feci canine, fiorisce. Diciamo che solo a Napoli sono invasi dalla spazzatura perchè lì sono napoletani. Diciamo che a Limbiate questo non succede, perchè noi siamo migliori.
Per me non ci sono napoletani, veneti, calabresi, lombardi, emiliani, toscani. Ci sono i limbiatesi, che dimostrano di avere tra i loro concittadini una buona quantità di incivili. Che magari sono gli stessi che si lamentano perchè c’è sporcizia. Bisogna educare la gente al rispetto. Ma anche punire chi sporca. E meno male che questo fine settimana è dedicato all’iniziativa “Puliamo il mondo”…
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Pizza e incivili

Niente da fare, la pizza piace pure agli incivili. Le foto qui a fianco sono state fatte ieri sera, sabato 27 settembre 2008, alle 20. La prima vicino al testo mostra il parcheggio, con parecchi posti disponibili. La seconda il marciapiede di fronte alla pizzeria. Devono essere proprio pesanti da trasportare, quelle pizze, se non si possono fare 50 metri per parcheggiare dove è consentito. O forse si raffreddanno velocissimamente e bisogna saltare sull’auto di corsa. Mah!

Sta di fatto che gli incivili continuano a parcheggiare sul marciapiede. Se si apssa quando la pizzeria è chiusa, il marciapiede è sgombro. Che sia un caso? Come ho già detto, non ce l’ho con la pizzeria, ma con i clienti. La pizzeria non ha colpe, se non quella di avere dei clienti con basso senso della civiltà.

P.s. so che la qualità delle foto non è ottima, ma la mia macchina fotografica è piccina...

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Io ho fatto il militare nel corpo dei bersaglieri, nel 3° Reggimento, la cui bandiera ha ricevuto più decorazioni di qualsiasi altro Reggimento d’Italia. Nell’edificio del comando c’erano foto delle varie campagne militari cui il Reggimento aveva preso parte, quelle dove si è vinto e quelle dove si è perso, come quella di Russia. A tutte veniva dato il risalto che meritavano, sottolineando anche se fosse stata o meno corretta.
Leggendo i quotidiani stamattina ho scoperto una cosa paradossale. Ieri a Roma, in occasione delle celebrazioni dell’anniversario della breccia di Porta Pia, si sono ricordati i caduti tra i soldati del Pontefice e si sono bellamente dimenticati i caduti che hanno portato alla fine del potere temporale del Papa.
Praticità, perché si fa prima a elencare 19 nomi che non 49? Forse. Dimenticanza? Forse. Revisionismo? Forse.
E’ necessario notare due cose: per prima cosa va ricordato che un soldato ubbidisce comunque a degli ordini e che non è tenuto a confutarli; è poi vero che la storia è sempre scritta dai vincitori.
Quindi un soldato, normalmente, fa quello che qualcuno gli ordina di fare. Da qualsiasi parte sia. L’unificazione d’Italia si compì proprio grazie al sacrificio di quei 49 bersaglieri, tra ufficiali e soldati.
Nessuno nega che i soldati del Papa avevano il dovere di difendere quello che, oltre a essere il rappresentante di Cristo, era anche il loro sovrano. Il loro sacrificio era volto all’adempimento degli ordini ricevuti. Ma per gli italiani il 20 settembre va celebrato come l’atto finale dell’unificazione e pertanto è doveroso rendere tributo a coloro che hanno pagato il prezzo più alto per realizzare l’unità.
Altrimenti il 25 aprile dovremmo ricordare anche i soldati tedeschi caduti a Milano. Anche loro obbedivano agli ordini.
I vincitori scrivono la storia, come dicevo prima, ma la storia ci dice che senza quel sacrificio avremmo ancora un Papa sovrano di uno stato dove era in vigore la pena di morte (perché nello Stato Pontificio la pena di morte c’era ed era applicata), un sovrano e non un servo come invece recitano i Vangeli.
Vangeli che più volte indicano “chi vuol essere primo, si faccia ultimo”, “chi ha due vesti, ne doni una”, “se ricevi uno schiaffo su una guancia, porgi l’altra”, e che venivano continuamente disattesi da chi si preoccupava di mantenere un solido potere economico.
Ricordiamoci dei caduti per l’unità, perché grazie a loro possiamo dire adesso di avere una nazione.

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La squola

No, non c’è un errore di ortografia. L’ho scritto apposta.
La scuola è da sempre dipinta come una seconda casa. Questo perchè parecchio tempo viene passato lì. L’Italia ha un tasso di istruzione inferiore rispetto agli altri paesi d’Europa e il numero dei nostri laureati è, in proporzione, inferiore a quello di altri paesi nostri concorrenti in economia.
Per di più, si arriva alla laurea con almeno un anno e mezzo di ritardo rispetto ai colleghi europei.
Questo è anche conseguenza del nostro sistema scolastico, che prevede un percorso mediamente più lungo di un anno prima di arrivare al diploma. Tuttavia questo nostro sistema fa sì che i nostri studenti siano più preparati dei loro omologhi stranieri. Quando stavo preparando la mia tesi di laurea, ho fatto uno stage in Belgio, in un istituto della NATO. Lì io e gli altri italiani abbiamo verificato che i nostri colleghi, più giovani sì di noi, avevano delle lacune teoriche, che cercavano di compensare con la pratica sperimentale, da loro molto più diffusa che da noi.
Un’altra cosa molto diffusa all’estero è l’insegnamento nelle ore pomeridiane. Il famoso tempo pieno. Su questo sono molto ferrato, perchè sia alle elementari che alle medie ho fatto il tempo pieno. Alcuni dicono che il tempo pieno è il rifugio di chi fa i figli e poi non può badare loro, affidandoli così alla scuola (per non dire “scaricandoli”).
Io ho fatto il tempo pieno perchè i miei genitori lavoravano entrambi e mia sorella all’epoca delle elementari era troppo piccola per badare a me nel pomeriggio. Alle medie però era solo per tre giorni la settimana, gli altri due stavamo a casa insieme, ciascuno a fare i propri compiti.
Ma a scuola non giocavo, c’era lezione. Ricordo bene i pomeriggi passati a fare disegno tecnico.
Già l’università ha subito riforme secondo me sciagurate, con l’introduzione prima dei “diplomi universitari” e poi delle cosiddette “lauree brevi”. A scapito della preparazione. E anche qui parlo per cognizione di causa. Adesso vanno di moda i master, a un prezzo esorbitante. Ricordo che un paio di anni fa ho ricevuto l’invito dal Politecnico a iscrivermi a un master che a dire il vero mi interessava, sulla progettazione navale. Peccato che prevedesse frequenza obbligatoria DURANTE LA SETTIMANA, otto ore al giorno, e avesse un costo che ho trovato divertente: 6000 euro, da versare ovviamente in anticipo. Mi chiedo: ma se lavoro, come faccio a fare quel master? Avrei dovuto non lavorare e potermi permettere per un anno di non farlo, avendo anche a disposizione 6000 euro. Oppure essere stato un neolaureato, sempre con 6000 euro a disposizione. Si capisce che questo è possibile solo per pochi, per chi in realtà non ha bisogno di lavorare per vivere.
Negli ultimi venti anni si stia cercando di dirottare l’istruzione verso le istituzioni private, che beneficiano anche di finanziamento. E si organizzano corsi accessibili solo a chi può pagare un sacco di soldi.
Sono contro il contributo dato alle famiglie per l’iscrizione alle scuole private. Se c’è la scuola pubblica, raggiungibile senza troppa difficoltà, perchè dobbiamo dare dei soldi a chi sceglie di mandare il figlio alla privata (magari più lontana)? Ho frequentato le scuole pubbliche, ritengo siano ottime. Ho amici che hanno fatto le private, alcuni hanno preso il diploma perchè la retta che versavano era elevata (e lo sostengono loro!).
Dovere di uno stato dovrebbe essere permettere a tutti di raggiungere lo stesso livello di istruzione indipendentemente dalla loro condizione economica. Togliamoci dalla testa il modello dei college americani tipo Yale o Harvard.

Negli USA, chi frequenta quei college e non è ricco di famiglia, chiede prestiti che poi restituisce nei successivi 20 anni. Come un mutuo. Per studiare! Vogliamo arrivare a questo?
Già non siamo messi bene, evitiamo di tirarci le martellate sulle dita distruggendo ulteriormente il nostro sistema scolastico…

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Stanchezza

Oggi mi sento proprio stanco. E’ stata una settimana pesante, soprattutto al lavoro. Clienti insoddisfatti, che ti fanno un milione di domande a cui o non sai o non puoi rispondere. Perché non riguardano il tuo lavoro, ma quello di altri. E così ti tocca pure sentirti i rimbrotti diretti ad altri, perché non ci sono.
E poi le riunioni, che seguono sempre le visite dei clienti. Non finiscono mai. Ogni volta si dice che bisogna fare meglio, salvo poi puntualmente disattendere le aspettative. Si cerca sempre un colpevole. Senza comprendere che un colpevole spesso non c’è. Se poi si vuole negare anche l’evidenza…Comunque questa settimana è finita. Speriamo che la prossima, che vedrà arrivare altri clienti, sia migliore.

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