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Archive for febbraio 2009

Casco o non casco?

No, non per terra…
Intendo: compro o non compro un casco nuovo? Ne ho uno alternativo in casa, ma mi va un po’ stretto.
Ma non è questo il punto. Con lo scooter ormai posso andare in giro poco, viste le limitazioni alla circolazione perchè qualche furbone pensa che l’inquinamento atmosferico a Milano e dintorni sia dovuto solo alle auto. In più, devo anche rifare la revisione, che è scaduta. Per carità, la Sfera funziona benissimo.
Ma il fatto è che io vorrei passare alla moto. E quindi, in questo caso, il casco che prenderei sarebbe molto più “serio”. Archiviata la pratica patente, la cosa più facile, c’è tutto il resto.
Come è immaginabile, per noi bamboccioni non è così facile. Il parentado, esteso pure agli acquisiti (e il cognato è l’unico che potrebbe dire qualcosa, visto che è lui a essere volato…ma come gli ho detto più volte, è stato perchè lui non era capace e avrebbe dovuto usare ancora il triciclo…) è fermamente contrario, arrivando a minacciare, nel caso di acquisto, di:
1) tagliare le gomme (a più riprese);
2) versare zucchero nel serbatoio (pure questo a più riprese);
3) smontare le ruote (idem);
4) prendere a martellate il suddetto mezzo.
Il tutto in ordine casuale, sparso e anche contemporaneo.
Capite quindi che il problema non è di facile e immediata soluzione. Da un lato la voglia di esaudire un desiderio che alberga dall’adolescenza, dall’altra anche il desiderio di non sentirsi triturare le gonadi…
Sì, lo so. La soluzione è andarsene dal nido. Su questo sto seriamente lavorando.
Certo, se la dea bendata ogni tanto decidesse di sollevarsi la benda dagli occhi e puntare lo sguardo su di me non guasterebbe….

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Candid Camera

Secondo me si sta organizzando un mega scherzo, in ditta, complice il carnevale.
Il problema è che le “vittime” dello scherzo siamo un po’ tutti.
Manca poco che arrivi qualcuno a dirmi che in effetti gli asini volano, che Elvis Presley è stato visto girare per Genova e che puoi pisciare nel serbatoio al posto di far benzina. Ma poco ci manca.
Come si fa? Si va avanti, cercando di barcamenarsi rimanendo a galla.
L’Alzheimer colpisce alla grande, ma mi sa che in molti casi è più paraculaggine…
Ci sono parecchie pretese e attese su di te, devi fare un sacco di cose che spesso vanno oltre quelle che sarebbero sia le tue competenze che, a volte, le tue possibilità. Peccato che lo stipendio non segua passo passo le pretese.
Poi tu ci metti la buona volontà, cerchi di fare quanto ti è stato richiesto e se viene fuori un problema e proponi una soluzione, vieni pure cazziato o guardato come il pazzo che rema contro. Evidentemente, i problemi è meglio nasconderli, sempre. Perchè se tu li tiri fuori, provi ad analizzarli e proponi una soluzione che non è gradita ai piani alti, il problema viene poi imboscato. Quando torna fuori e ti dicono “come mai?”, fai notare che già c’era stato e in pratica si era scelto (tutti insieme, capi in testa) di soprassedere, passi tu per quello che ha preso questa decisione SCELLERATA, nessuno sapeva niente, adesso bisogna trovare la soluzione, si poteva analizzare prima e trovare la soluzione ecc. ecc. ecc.
A questo punto:
a) tiri un cazzotto a ciascuno dei presenti;
b) ti tieni il posto di lavoro, visti i tempi che corrono

Indovinate cosa ho scelto…




Ma che tentazione!

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La cricca

Uno segue per quasi una settimana un corso sulla fatica, impara qualcosa sulla propagazione delle cricche, su come valutarne la pericolosità, come analizzarle ecc. e si aspetta di dover mettere in pratica quanto appreso sul lavoro.
E invece no.
Ieri, mentre è sulla Milano Meda, a un certo punto quell’uno sente un colpo sul parabrezza. Pensa che sia un calabrone, a volte capitano quelli un po’ più grossi che decidono di porre fine alla loro vita contro di te.
E invece no.
Un sassolino. Un forellino piccolo piccolo, ma da cui parte, in entrambe le direzioni, una bella (si fa per dire) crepa lunga in totale 20 cm, da parte a parte.
Per lo meno è in basso e attaccato al lato destro. Questo però fa pure inca… un po’, perchè voleva dire che bastava essere spostati un po’ più a sinistra e il sasso mi avrebbe mancato.
Capirete che dopo 5 mesi di possesso della macchina girino un po’ le gonadi.
Vado a casa, per verificare che sulla polizza di assicurazione sia inclusa la tutela per questo tipo di incidenti. Mi pare di averla chiesta, ma data l’età non lo ricordo. Penso che sia chiaramente scritto nella mia copia del contratto.
E invece no.
Dovrò aspettare domani per avere (spero) la conferma da quelli dell’agenzia.
Ma porca miseria…

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30 anni che manchi

Oggi sono 30 anni che sei andato via. Per tutti sembra ieri.
Io ero piccolo, ho pochi ricordi di te. Non so neanche se siano veri o frutto della mia immaginazione, però preferisco credere che siano pescati dal profondo della mia mente.
Un giro sul tuo motorino verde, per venire a casa. Tu a letto, che mangi del prosciutto cotto. Quando ormai eri già andato via. Quando, sulle spalle di Nicola, ti ho salutato.
Dubito tu possa leggere questo, ma so che sei qui intorno a tutti noi e quindi conosci queste cose. Tu e gli altri, che ho conosciuto o per nulla, o pochissimo, come te. Se li vedi, salutameli. E fai una carezza a Wolf. Mi mancate tutti.
Ciao nonno.

Pietro

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Sensibilità e opinioni

Ieri era la giornata del “M’illumino di meno“. L’anno scorso, come rappresentante dell’Associazione Cuore l’ho proposta al Comune, al Carrefour di Limbiate, ai negozianti e ai cittadini di Limbiate. Diversi hanno aderito, altri no. Quest’anno non abbiamo riproposto la richiesta di adesione, sperando che chi era stato contattato l’anno scorso aderisse autonomamente anche quest’anno.
Temo non sia successo. Perchè?
Perchè anche su questo tema, molto spesso la sensibilità è solo di facciata. Nei giorni scorsi c’è stato uno scambio di e-mail sulla questione Englaro. Inizialmente avevo deciso di inserire qui la mia risposta, poi ho cambiato idea. Perchè ciascuno di noi ha una sensibilità diversa. Se ne è parlato anche troppo, secondo me, quindi non è il caso di continuare.
Ognuno di noi vede le cose in modi diversi, ha idee diverse. Quello che si dovrebbe fare è ascoltarle tutte, magari anche essendo un po’ prevenuti. Ma bisogna ascoltare.
L’altra sera, mentre si discuteva per la scelta dei candidati alle elezioni, ho voluto fare proprio così: ho aspettato che tutti parlassero, prima di esprimere la mia opinione. Cercherò anche in futuro di fare così.
Certo, spero che anche la mia opinione venga ascoltata. Poi può essere tranquillamente criticata, per fortuna non sono perfetto.

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Io non ho mai dormito molto, mi basta che le ore che passo dormendo siano di sonno “buono”, pesante. Però ci sono giorni nei quali mi piace rimanre a letto. Stanotte mi sono svegliato di colpo perchè ho sentito un rumore. Era mio papà che si sentiva poco bene. Fatto sta che ci ho messo un bel po’ per riaddormentarmi. Poi Argo, il mio cane, ha deciso che aveva passato anche troppo tempo senza ululare un po’ alla luna piena e mi ha risvegliato. Incredibilmente, sono riuscito a riaddormentarmi, finchè sono arrivati i netturbini. Sembrava però di essere in mezzo a gruppo di carri armati, dal macello che hanno fatto. Il sonno però continuava a chiamarmi, ma ormai era ora di alzarsi, anche perchè per uscire dovevo spostare la macchina di mio papà, rimasto a letto con l’influenza. Ma avrei fatto meglio a rimanere a letto…
Al lavoro ne ho sentite di ogni tipo, ormai sembra di essere in una commedia dell’assurdo. E’ sempre più difficile come fare le cose, ma bisogna farle. E in ogni modo, c’è sempre qualcuno che ti critica e ti dice che si doveva fare in un altro modo. Ma prima, quando chiedevi che lo facessero loro, anche perchè a loro sarebbe spettato, tutti a dire “ditemi cosa fare”.
Preferisco però essere criticato perchè provo a trovare una soluzione, che non fare e criticare gli altri. Dopotutto, solo chi fa può sbagliare.

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Gli ospedali

In questi giorni, a causa del caso Englaro, gli ospedali hanno gli onori delle cronache. Sinceramente non ne posso più di sentire al telegiornale per venti minuti buoni tutti i giorni, e vedere pagine e pagine dei quotidiani, trattare di questa vicenda. Ognuno che dice la sua, con politici e giornalisti che ci si buttano sopra come squali che abbiano incontrato un tonno sanguinante. Perchè? Perchè la cosa stuzzica la morbosità che alberga in ciascuno di noi. Adesso ci sono molti “difensori della vita”, gli stessi che magari chiedono poi la pena di morte in altri casi. Paradossale, no? Il governo si è precipitato a preparare un disegno di legge, perchè “il popolo lo vuole”. Credo però che più di tutto, il popolo adesso voglia avere la certezza di riuscire a mettere qualcosa in tavola a mezzogiorno e alla sera per sè e i propri figli. Potrei anche sbagliarmi, certo.
Tornando al motivo di questo post, mi capita, per problemi famigliari, di dovermi recare in ospedale in questi giorni per far visita a qualcuno che mi è caro e che è ricoverato. All’ingresso del reparto c’è una targa che ringrazia alcuni benefattori che hanno permesso il restauro.
Credo, e spero, che quel cartello sia piuttosto vecchio. L’unica nota positiva è che le stanze sono solo per due persone. Per il resto, il senso di cupezza, oppressione, malattia che entrando mi ha assalito sia ieri che oggi è stato notevole.
Pareti con la doppia colorazione verde-panna marcia, pavimento in linoleum verde, termosifoni degli anni ’50 che irradiano un caldo sahariano, bagno delle camere che sembra un cesso pubblico, solo un po’ più pulito.
Due letti, come detto, e due seggiole con un tavolino più piccolo di un banco delle scuole elementari. Con un parente per ammalato in visita, la stanza sembra già sovraffollata. Letti che sono parenti dei termosifoni, con il meccanismo per alzare la testiera a manovella. Quindi o c’è qualcuno che lo fa o devi fare su e giù dal letto per trovare la posizione ottimale. Che ci vuole, sei solo ammalato.
Nessun attacco per un’antenna televisiva e spazi ridotti all’osso. Sembra che si tenda a dimenticare che, dato il progressivo invecchiamento della società italiana, sempre più pazienti sono anziani. Per parecchi è difficile e faticoso muoversi, è faticoso leggere tutto il giorno. In più, la possibilità di vedere un qualsiasi programma televisivo può aiutare, oltre che a informarsi, a trascorrere un po’ del tempo, già di per sè non piacevole.
Però si sa, chi ci va in ospedale? Chi sta male, non il politico di turno che se ha bisogno semmai va nella clinica super-mega-iper attrezzata, dove viene coccolato. Quindi non sa nè potrà mai sapere come si sta.i

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