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Archive for the ‘Limbiate’ Category

Fatti vergognosi

La settimana scorsa è successa una cosa a dir poco incresciosa. Pare che per banali questioni di parcheggio, ci sia stata un’aggressione, cinque contro uno, verso una persona.
Dico persona e non specifico la nazionalità, pur evidenziata dai giornali, perchè non mi voglio soffermare sulla possibiltà razzista del gesto, anche perchè da quanto letto non mi sembra che il razzismo sia la causa, o quanto meno non è l’unica.
Resta il problema di fondo. Si pensa che si faccia prima a risolvere le cose menando le mani, e se ci si trova di fronte qualcuno che riesce a tenerci testa, allora si chiamano i rinforzi.
Finendo per essere cinque contro uno. Perchè?
Quello che manca è un minimo di senso civico. Facciamoci giustizia da soli, la nostra giustizia ovviamente.
Le discussioni diventano velocemente accese e si passa sempre più in fretta alle mani. Se non ai coltelli.
In tutto questo non ho sentito nè letto una parola dagli amministratori nè dai parroci.
Cosa mi aspettavo? Che una minima reazione ci fosse. Ripeto, non mi fermo alla questione “razzismo”, voglio andare oltre. Limbiate è formata da una popolazione proveniente da diverse parti d’Italia e continuo a credere che come è stata possibile l’integrazione tra i vari gruppi, sia pur con molta difficoltà, avverrà anche l’integrazione con chi proviene dall’estrero. Però quello su cui vorrei si lavorasse è la trasmissione del concetto che “il fai da te” non si può applicare in ogni campo. Vorrei che ci fosse una discussione su come anche Limbiate (e so bene che non solo a Limbiate) si sta imbarbarendo, con liti, danneggiamenti a cose, incendi dolosi (sia di auto che di boschi).
Perchè questo?
Perchè si sta perdendo il valore del rispetto dell’altro. L’egoismo si diffonde, per cui importa solo che “io” stia bene, gli altri si arrangino. E per stare bene io, passo sopra gli altri.
Su questo vorrei che si discutesse. Recuperiamo un po’ il valore del rispetto e ricordiamo che la nostra libertà termina laddove comincia la libertà di un altro.

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Altri incivili

Viale Piave, la via centrale di Limbiate. Per chi lo percorre a piedi, questo è quello che incontra per terra. Queste foto sono state scattate stamattina, domenica 28 settembre 2008. Per non parlare degli innumerevoli e onnipresenti mozziconi di sigaretta, scontrini, pezzetti di carta. Qui non è questione di abitudine, ma proprio di educazione. Neanche civica, ma quella basilare. Un pacchetto vuoto mi infastidisce? Lo butto per terra, tanto poi qualcuno passa a raccoglierlo. Esco con il cane? Poverino, se gli scappa cosa faccio, non gliela faccio fare?
Raccogliere la sua cacca? Ma sei fuori di testa? E’ un concime naturale! Infatti è noto che il cemento, fertilizzato con le feci canine, fiorisce. Diciamo che solo a Napoli sono invasi dalla spazzatura perchè lì sono napoletani. Diciamo che a Limbiate questo non succede, perchè noi siamo migliori.
Per me non ci sono napoletani, veneti, calabresi, lombardi, emiliani, toscani. Ci sono i limbiatesi, che dimostrano di avere tra i loro concittadini una buona quantità di incivili. Che magari sono gli stessi che si lamentano perchè c’è sporcizia. Bisogna educare la gente al rispetto. Ma anche punire chi sporca. E meno male che questo fine settimana è dedicato all’iniziativa “Puliamo il mondo”…

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Pizza e incivili

Niente da fare, la pizza piace pure agli incivili. Le foto qui a fianco sono state fatte ieri sera, sabato 27 settembre 2008, alle 20. La prima vicino al testo mostra il parcheggio, con parecchi posti disponibili. La seconda il marciapiede di fronte alla pizzeria. Devono essere proprio pesanti da trasportare, quelle pizze, se non si possono fare 50 metri per parcheggiare dove è consentito. O forse si raffreddanno velocissimamente e bisogna saltare sull’auto di corsa. Mah!

Sta di fatto che gli incivili continuano a parcheggiare sul marciapiede. Se si apssa quando la pizzeria è chiusa, il marciapiede è sgombro. Che sia un caso? Come ho già detto, non ce l’ho con la pizzeria, ma con i clienti. La pizzeria non ha colpe, se non quella di avere dei clienti con basso senso della civiltà.

P.s. so che la qualità delle foto non è ottima, ma la mia macchina fotografica è piccina...

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Vacanze 1.1

Stasera sono andato da Giulio a prendere il gelato. No, non a casa sua. Alla sua gelateria. Mordi Mela, in via Trento. Ve la consiglio, e non solo perché Giulio è un mio amico, ma proprio perché il gelato è buono, e costa pure poco. Io gliel’ho detto che avanti così non diventa ricco, ma lui dice che va bene…
Comunque, mentre eravamo lì ad aspettare che il gusto alla fragola fosse pronto (i nipoti vogliono solo quello…) abbiamo fatto una chiacchierata.
E mentre chiacchieravamo, abbiamo visto un gruppetto di ragazzi, adolescenti, che tornavano dalla piscina.
Cinque, sei amici che trascorrono l’estate a Limbiate. Probabilmente i loro genitori devono lavorare e loro passano il tempo andando in piscina. Alla loro età, la piscina di Limbiate era “Il Gabbiano” e starci fino a sera poteva essere problematico, ma si faceva. Così come si usciva la mattina in bicicletta, con uno zaino, un paio di panini e una bottiglia d’acqua e si andava nel parco delle Groane, nei boschi di S. Andrea.
Tornando a casa ho incrociato due bambini che giocavano con le loro biciclette sulla copertura del Garbogera. Vediamo chi frena dopo, verso le barriere. Occhio ragazzi. Io e Fabio, in questo modo, ci siamo schiantati in via S. Giorgio. E poi ci siamo rialzati, ridendo come matti, pieni di graffi e sbucciature, di fronte a una vecchietta che scuoteva la testa…
Certe cose non cambiano. E questo mi fa piacere. I ragazzi sono sempre gli stessi. Basta stare in compagnia, scambiare quattro chiacchiere e passare la giornata insieme. Tanti rimangono a Limbiate, l’ho già detto. E la città vive, nelle strade, nelle corti, in piscina, nei (pochi) parchetti rimasti, dove ancora si gioca a calcio. E ha tanto da raccontare. Basta saper ascoltare.

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Stamattina, dopo molto tempo, ho fatto un giro per Limbiate in bicicletta. Le ginocchia hanno protestato, ma sono in ferie, quindi potranno riposarsi.
Sembrerebbe che anche Limbiate si sia svuotata, ma non è così. Questa sensazione è data dai tanti negozi chiusi, come la pasticceria, dove al sabato e alla domenica mattina vedevo sempre tanta gente.
Ma girando per le vie ho visto che due case sue tre sono aperte, si sentono i discorsi tra famigliari, le liti, i giochi dei bambini. E ho visto pochi preparativi per le partenze.
Con i negozi chiusi, tutti tendono ad uscire meno, perché c’è meno da vedere. Mi viene in mente “Bar Sport” di Benni, in cui è descritta la città oltre che il mitico ritrovo, con le sue peculiarità. La mamma che chiama i bambini perché è ora di cena, il babbo che in pantaloncini corti, canottiera bianca e calzini abbinati cazzeggia in cortile attorno all’aiuola, i vecchietti che giocano a scopone scientifico.
Tante persone chiuse nelle proprie case, magari a sentirsi soli, con una folla tutto intorno, che si sente pure sola. Aspettiamo che riapra il bar Arnoldi, storico ritrovo per generazioni di limbiatesi, e sarà evidente che Limbiate non si è svuotata. Siamo tutti a casa, chi a sonnecchiare, chi a guardare le olimpiadi, chi ad annoiarsi.
Domani è lunedi, e la cooperativa si riempirà di nuovo di massaie che approfittano della promozione sul pane, ragazzi che si sfidano in bicicletta (facciamo a chi frena per ultimo?) lungo il Garbogera, persone che si passeggiano in giro, senza una meta.
Limbiate dorme, è la calura d’agosto. Ma la città non è vuota. Ha tanto da raccontare, basta saperla ascoltare.

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Io ingegnere

Si, lo so, addirittura parafrasare Asimov…
Gli ingegneri sono una categoria strana. E io ne so qualcosa, visto che ne faccio parte.
Un collega, oltre che amico, scrive sul blog “Gambara alcolica”, guardate il link a lato. Un altro è in Turchia, adesso. Uno è in Francia, a fare il ricercatore. E c’è pure chi, dopo aver faticato per prendere la laurea, dopo tre anni di lavoro si è stufato ed è andato a fare il barista in Brasile.
Che ci volete fare? Siamo strani, appunto.
Una volta stavo tornando dalle vacanze in treno con un amico. Nel nostro scompartimento c’erano altre persone, tra cui un tre amiche. Abbiamo cominciato a chiacchierare, finchè al mio amico è venuta la bella idea di chiedere loro cosa studiassero e di indovinare cosa facevamo noi. Lui faceva scienze ambientali. Una ragazza mi ha guardato e mi fa “secondo me tu fai ingegneria”. Eccolo lì, beccato subito. Mi è venuto spontaneo chiederle cosa lo rendeva evidente. Mi rispose “niente, è che faccio anche io ingegneria, e l’ho capito a pelle”. Già così andava meglio…
Però non tutti riescono a capire se uno è ingegnere oppure no, anche perché dopo aver finito cerchiamo tutti di nascondere la cosa. E con gli anni diventiamo anche bravi. Non è bello essere guardati con compassione, e anche un po’ di schifo (sì sì sì), dagli altri. Tutti possono sbagliare, no?
Ma se si vuole essere sicuri se uno è ingegnere oppure no, ci sono molti sistemi. Primo tra tutti chiedere ai Politecnici. Se poi si vuole scoprire se uno ha l’abilitazione per certe attività, è ancora più facile. Tutti gli ingegneri che vogliono fare i liberi professionisti, devono essere iscritti all’albo (cosa che richiede anche di aver fatto l’esame di stato, ma questa è un’altra storia…). A questo punto non si scappa. Normalmente l’iscrizione è fatta all’albo della provincia di residenza o a quello della provincia in cui si esercita l’attività.
Non è un’informazione riservata, anzi. Ci sono fior di elenchi che dettagliano chi è abilitato per determinati incarichi. Lo scopo è proprio permettere a chi ne ha bisogno di rintracciare il professionista idoneo allo scopo.
C’è da dire però che non è compito diretto dell’amministrazione verificare la veridicità delle dichiarazioni, ma del responsabile tecnico. Ah già,se n’è andato. Per fortuna, dico io. Se controllava in questo modo…
Cerchiamo però di stare attenti in futuro. Questa volta era un cimitero, la prossima potrebbe essere una scuola o un ponte. Tacoma insegna. Cos’è Tacoma? Guardate qui: http://it.wikipedia.org/wiki/Ponte_di_Tacoma

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Ci sono quelli che soffrono il mal d’auto, quelli che soffrono il mal d’aria, quelli che soffrono il mal di mare. Prima di partire, per evitare di stare male, prendono una pastiglia.

Poi ci sono quelli che non hanno problemi se devono viaggiare ma si prendono una pastiglia per fare un viaggetto. Peccato che a volte siano viaggi di sola andata.

Sui quotidiani si legge dell’ennesima ragazza in coma dopo aver assunto una pastiglia di ecstasy.

La droga è diffusa, si sa. E i ragazzi sono tentati. Ricordo che alle superiori un ragazzo di Senago mi raccontava i suoi esperimenti, finchè una mattina è arrivato più rintronato del solito. Gli è andata bene, ci ha messo un mese per riprendersi completamente. Spero per lui che abbia smesso.

Ogni droga ha la sua pericolosità e diffusione. Adesso la cocaina costa molto poco e tanti la provano. Ma c’è chi, come i ragazzini delle favelas brasiliani, sniffa la colla. Gli effetti pare siano gli stessi. Cioè alla lunga, ma anche alla corta, ti distrugge il cervello.

Quello che mi preoccupa è anche la miopia di larga parte della popolazione sull’argomento. Mio figlio? Mai!

Limbiate è come il resto d’Italia, anche se non se ne parla. Pochi forse ricordano le fioriere del Viale Piave.Non ci sono più perché alla fine degli anni ottanta, primi novanta, erano diventati ripostiglio favorito degli spacciatori. Tant’è che i fiori non sopravvivevano. Finché vigili e carabinieri, dopo le continue segnalazioni, hanno fatto una bella retata e successivamente deciso di togliere quei ripostigli.

Pochi mesi fa anche dei ragazzi limbiatesi sono stati fermati sul “bus dello sballo”.

Vorrei però far notare che anche l’alcool è una droga, molto più subdola delle canne. Perché chiunque può andare a comprare una birra. E poi un’altra. E un’altra ancora.

Il numero di bottiglie che si trovano in giro, parco di Villa Mella incluso, racconta parecchie cose.

Parlando del parco, una volta la collinetta era il posto dove chi, senza casa, cercava un po’ di intimità. Domenica scorsa ho fatto un giretto, e ho trovato sporcizia dappertutto, e tante bottiglie.Non ci sono più siringhe come anni fa, ma non credo che non ci sia più lo spaccio…

Faccio una proposta: vigiliamo di più, ma non per punire e basta, quanto per evitare di “bruciare” il prossimo Einstein, Beethoven, Tintoretto. E pretendiamo che non ci si limiti a parlare, ma si facciano cose concrete. I “Tamburine man” sono fra noi.

p.s. Personalmente non credo che chi si fuma una canna è destinato a bucarsi o a sniffare cocaina. Ciascuno è libero di fare quello che vuole. Basta che ricordi che la sua libertà finisce dove comincia quella degli altri.

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