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Archive for the ‘scuola’ Category

La squola

No, non c’è un errore di ortografia. L’ho scritto apposta.
La scuola è da sempre dipinta come una seconda casa. Questo perchè parecchio tempo viene passato lì. L’Italia ha un tasso di istruzione inferiore rispetto agli altri paesi d’Europa e il numero dei nostri laureati è, in proporzione, inferiore a quello di altri paesi nostri concorrenti in economia.
Per di più, si arriva alla laurea con almeno un anno e mezzo di ritardo rispetto ai colleghi europei.
Questo è anche conseguenza del nostro sistema scolastico, che prevede un percorso mediamente più lungo di un anno prima di arrivare al diploma. Tuttavia questo nostro sistema fa sì che i nostri studenti siano più preparati dei loro omologhi stranieri. Quando stavo preparando la mia tesi di laurea, ho fatto uno stage in Belgio, in un istituto della NATO. Lì io e gli altri italiani abbiamo verificato che i nostri colleghi, più giovani sì di noi, avevano delle lacune teoriche, che cercavano di compensare con la pratica sperimentale, da loro molto più diffusa che da noi.
Un’altra cosa molto diffusa all’estero è l’insegnamento nelle ore pomeridiane. Il famoso tempo pieno. Su questo sono molto ferrato, perchè sia alle elementari che alle medie ho fatto il tempo pieno. Alcuni dicono che il tempo pieno è il rifugio di chi fa i figli e poi non può badare loro, affidandoli così alla scuola (per non dire “scaricandoli”).
Io ho fatto il tempo pieno perchè i miei genitori lavoravano entrambi e mia sorella all’epoca delle elementari era troppo piccola per badare a me nel pomeriggio. Alle medie però era solo per tre giorni la settimana, gli altri due stavamo a casa insieme, ciascuno a fare i propri compiti.
Ma a scuola non giocavo, c’era lezione. Ricordo bene i pomeriggi passati a fare disegno tecnico.
Già l’università ha subito riforme secondo me sciagurate, con l’introduzione prima dei “diplomi universitari” e poi delle cosiddette “lauree brevi”. A scapito della preparazione. E anche qui parlo per cognizione di causa. Adesso vanno di moda i master, a un prezzo esorbitante. Ricordo che un paio di anni fa ho ricevuto l’invito dal Politecnico a iscrivermi a un master che a dire il vero mi interessava, sulla progettazione navale. Peccato che prevedesse frequenza obbligatoria DURANTE LA SETTIMANA, otto ore al giorno, e avesse un costo che ho trovato divertente: 6000 euro, da versare ovviamente in anticipo. Mi chiedo: ma se lavoro, come faccio a fare quel master? Avrei dovuto non lavorare e potermi permettere per un anno di non farlo, avendo anche a disposizione 6000 euro. Oppure essere stato un neolaureato, sempre con 6000 euro a disposizione. Si capisce che questo è possibile solo per pochi, per chi in realtà non ha bisogno di lavorare per vivere.
Negli ultimi venti anni si stia cercando di dirottare l’istruzione verso le istituzioni private, che beneficiano anche di finanziamento. E si organizzano corsi accessibili solo a chi può pagare un sacco di soldi.
Sono contro il contributo dato alle famiglie per l’iscrizione alle scuole private. Se c’è la scuola pubblica, raggiungibile senza troppa difficoltà, perchè dobbiamo dare dei soldi a chi sceglie di mandare il figlio alla privata (magari più lontana)? Ho frequentato le scuole pubbliche, ritengo siano ottime. Ho amici che hanno fatto le private, alcuni hanno preso il diploma perchè la retta che versavano era elevata (e lo sostengono loro!).
Dovere di uno stato dovrebbe essere permettere a tutti di raggiungere lo stesso livello di istruzione indipendentemente dalla loro condizione economica. Togliamoci dalla testa il modello dei college americani tipo Yale o Harvard.

Negli USA, chi frequenta quei college e non è ricco di famiglia, chiede prestiti che poi restituisce nei successivi 20 anni. Come un mutuo. Per studiare! Vogliamo arrivare a questo?
Già non siamo messi bene, evitiamo di tirarci le martellate sulle dita distruggendo ulteriormente il nostro sistema scolastico…
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Ai spic inglisc

Il mio lavoro mi obbliga a usare l’inglese tutto il giorno. I clienti della ditta sono, in larga parte, stranieri. Anche quelli italiani però chiedono che i vari documenti vengano fatti in inglese, perché a loro volta hanno clienti stranieri.
Da un po’ di tempo c’è un “Program Manager” gallese, quindi anche le riunioni interne vengono fatte in inglese. Molto divertenti sono le teleconferenze a tre con israeliani e americani, ciascuno con un accento diverso.
Ma io parlo inglese, lo capisco e riesco quindi a fare il mio lavoro.
Quando però torno a casa, a Limbiate, mi piacerebbe sentire la mia di lingua madre. E invece vengo bersagliato, anche qui, dall’inglese. Secondo me è perché qualcuno pensa che faccia figo.
Vuoi mettere dire “Talent show” invece che “festa delle abilità”? Una volta c’era anche una trasmissione televisiva, “Stasera mi butto”. Facevano le stesse cose. Certo, “convention” sembra più importante di “congresso”.
Tuttavia alle volte ci facciamo prendere un po’ la mano. Ed ecco che al TG si sente dire “Giunor” , tentando di pronunciare “Junior” all’inglese. Peccato che sia latino.
Solo il mitico Abatantuono, in “Eccezzziunale veramente” diceva “Giuventus”.
Siamo a Limbiate, vediamo di restarci…Cominciamo a padroneggiare la nostra lingua, poi possiamo pensare di usare le altre. Anche perché non tutti conoscono l’inglese, anche se molti ritengono di saperlo…

Video per i veri intenditori: da “I Fichissimi”, chiara dimostrazione dell’uso dell’inglese …

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